Fare orto: il clima – coltivare orto

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31 March 2011 | 6:17 pm

L’insieme dei fattori climatici – irraggiamento solare, temperatura, precipitazioni, vento, umidità atmosferica, evapo-traspirazione (combinazione di evaporazione dal suolo e traspirazione da alberi e piante), ecc. – dovuti all’interazione dell’atmosfera e dell’inclinazione dei raggi del sole (variabili a seconda delle latitudini, stagioni e durata del giorno) sulla superficie terrestre costituiscono le condizioni atmosferiche (copertura nuvolosa, ecc.) caratterizzanti ogni regione geografica. Le stazioni meteorologiche misurano e rendono noti gli elementi del clima (es. direzione, velocità, raffiche del vento) che qualificano il tempo atmosferico. Alle condizioni climatiche esistenti sono soggette le forme di adattamento delle pratiche agricole, come scegliere quando effettuare alcune lavorazioni del terreno nell’orto, quali varietà vegetali seminare, piantare, trapiantare, orientare in filari, ecc. Alcuni particolari elementi climatici (vento, per l’intensità e la direzione, ecc.), studiati dalla fitoclimatologia, determinano la distribuzione della flora e incidono sulla risposta della produzione vegetale, oltre che influenzare altro. Il fitoclima di ogni regione è determinato soprattutto dall’interagire della temperatura con le piogge (idrometeore) nella loro distribuzione annua, le quali sono decisive per l’umidità nell’aria: il quantitativo idrico indispensabile ai vegetali si accresce infatti necessariamente con l’innalzarsi dei gradi di calore atmosferico a causa dell’aumento di evaporazione e di traspirazione a seconda del vapore acqueo aereo. Anche se alcune forme di vegetazione vanno ad adattarsi diversamente in relazione al clima, durante le loro fasi di crescita e di sviluppo risulta risolutivo il fattore temperatura per la buona riuscita delle colture. Nella località scelta per l’ubicazione dell’orto a cielo aperto bisogna tenere necessariamente conto della topografia (latitudine, altitudine, pendenza, orientamento, esposizione al sole e al vento, vicinanza ai fiumi, ecc.), influente sulla temperatura media annua di un luogo, dei valori di gradi centigradi medi e degli estremi mensili raggiunti e dell’essere più o meno la zona soggetta a fenomeni di anomalie climatiche (gelate tardive o brinate per abbassamento notturno in autunno e in primavera, repentini sbalzi primaverili di giornate calde seguite da raffreddamento, ecc.). Considerando che le variazioni di temperatura possono incidere anche sui tassi di fotosintesi accelerando o rallentando la crescita delle piante e che la durata del periodo vegetativo dipende completamente dal clima locale, si procede a valutare in maniera accorta quali specie orticole siano le più opportune e resistenti da introdurre, oppure quali accortezze applicare secondo l’andamento stagionale, come seminare in epoca anticipata o posticipata per evitare il periodo critico, ricorrere al trapianto per superare gelate tardive o riparare le coltivazioni invernali in serre. Per quanto riguarda le esigenze termiche necessarie per espletare le funzioni fisiologiche, accrescersi e svilupparsi a dovere, le specie di ortaggi e legumi hanno una soglia di tolleranza diversa alle temperature minime notturne: a richiesta bassa (bietole da costa, cavoli, spinaci, bietole da costa), 5-8°C; media (carote, cetrioli, finocchi, sedani), 8-10°C; elevata (meloni, peperoni, pomodori), minimo 10°C. Mentre la temperatura dell’aria e del suolo determinano di solito la lunghezza della stagione di crescita (intesa come totale dei giorni intercorrenti tra l’ultima gelata in primavera e il primo gelo in autunno) fino alla maturità e alla produzione del raccolto, in particolare quella del terreno incide sullo sviluppo delle radici e sull’assorbimento delle sostanze nutritive, che sono più veloci tra le particelle sabbiose rispetto a quelle argillose, consentendo quindi che la semina possa essere avviata prima. Rispetto alla data media dell’ultima gelata, gli ortaggi molto tolleranti a freddo e gelo possono essere piantati nell’orto circa quattro-sei settimane prima, quelli resistenti con due o tre settimane di anticipo e invece più tardi, due-tre settimane dopo, quando il suolo si è riscaldato in primavera, quelle piante (cetrioli, meloni, peperoni) che preferiscono un tempo migliore. Qualora vengano piantati all’epoca della data media del gelo scorso, allora richiedono una protezione per evitare di incorrere in gelate tardive. Con un termometro da suolo nell’orto si possono controllare le temperature minime necessarie per la riuscita della germinazione degli ortaggi partendo da almeno 5°C per carote, cavoli cinesi e piselli; da 7°C per broccoli e fave; da 10°C per bietole, cavoletti di Bruxelles, cavolfiori, cipolle, cipollotti, erba cipollina, lattughe, porri, prezzemolo e sedani; da 13°C per carciofi, crescione e ravanelli; da 15°C per cavoli, dente di leone, patate e rafano; da 16°C per la cicoria; da 17°C per cardi e zucchine; da 20°C per cetrioli, fagioli, peperoncino, peperoni e zucche; da 25° C per melanzane, meloni e pomodori.

tunnel ortoPer la salvaguardia dell’orto, è utile cercare di ridurre il più possibile l’influenza negativa del clima intervenendo sui fattori climatici con apprestamenti di protezione o di correzione drastica che, oltre all’irrigazione, prevedono di allestire teloni in copertura per difendere l’orto dalla grandine; leggerissimo ed economico ‘tessuto non tessuto’ in fibra sintetica traspirante appoggiato sugli ortaggi per proteggerli dalle prime brinate, ma in grado di mantenere al di sotto una temperatura di circa 2°C in più rispetto a quella esterna e di lasciare passare l’acqua piovana senza però creare effetti di condensa interna; serre a tunnel anche semplicemente costruite con archi di metallo e fogli di plastica trasparente, arieggiabili durante le ore calde, per ovviare al freddo invernale e prolungare il raccolto; la tecnica della pacciamatura per isolare e preservare l’umidità necessaria nel terreno (che diventa più alcalino quando scarseggiano le precipitazioni) a livello delle radici superficiali innalzando così la temperatura durante l’inverno e richiedendo un minore quantitativo di annaffiature nella stagione calda, ecc.; alberi da ombra a crescita rapida per proteggere l’orto da troppo sole e vento (che, nelle zone costiere, trasporta un alto contenuto di salino dannoso per suolo e piante); predisporre erbe (festuche locali, ecc.) a macchia, muraglie di filari di arbusti e/o alberi (salici, ecc.), ancor meglio sempreverdi (olivagni, ecc.) e resistenti alla siccità, a crescita rapida e dalle radici robuste, barriere con pali di recinzione o staccionate, ecc. posizionati in modo da risultare abbastanza più alti e vicini agli ortaggi, ma un po’ lontano per impedirne la concorrenza di nutrienti e acqua con questi, senza comunque bloccare la luce (i raccolti di radici, come barbabietole, carote, rape e ravanelli amano la mezza ombra) oscurando troppo il sito, funzionano da efficaci frangivento per riparare le colture più delicate e fragili (melanzane, peperoni) dalla violenza dell’urto e dalla forte velocità dei venti oltre che dalla grandine.

Alberi e siepi proteggono gli orti dalle condizioni atmosferiche creandovi all’interno un microclima specifico (una variazione del clima del contesto generale) influenzato anche dalla presenza di recinzioni, di zone ombreggiate da case e muri, di forte luce solare, oltre che dal tipo di terreno, dal pH del suolo, ecc., ma anche dalla vegetazione attorno e dal territorio pianeggiante o montuoso a cornice. La conoscenza dell’ambiente del proprio orto mette quindi in grado di rendersi conto delle sfide e dei vantaggi che presenta in modo che da potere procedere ad effettuare una scelta ottimale di quali piante siano le più adatte da collocare nei diversi punti delle zone riparate, assolate (es. pomodori), ecc. che sono state create. Per consentire di potere scegliere con una certa flessibilità le varietà di ortaggi che possono sopravvivere ai cambiamenti climatici, in primis le annuali, risultano utili allo scopo: l’empirica osservazione della resistenza e della robustezza delle varietà nelle comunità limitrofe; la sperimentazione tesa a privilegiare le piante native del luogo in quanto si sono evolute con il clima locale; tenere in considerazione che l’esposizione a nord/sud determina l’angolatura dei raggi solari e quindi cambia con le stagioni determinando ombra (es. adatta a lattuga e spinaci) nei settori e la stagione di crescita vegetale breve o più lunga. L’accurato monitoraggio delle verdure coltivate in diverse parti dell’orto sarà comunque di aiuto per riuscire a trovare le zone di sviluppo ideale.

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